Intolleranza al lattosio
E’ la più comune fra le intolleranze enzimatiche, generalmente ereditaria e molto diffusa nelle aree mediterranee, tra cui l'Italia.
Il lattosio è lo zucchero contenuto nel latte.
Prima di essere utilizzato dall'organismo il lattosio deve essere scomposto in glucosio e galattosio. Per effettuare questa operazione è necessario l'enzima lattasi. Se non vengono prodotte sufficienti quantità di lattasi una parte del lattosio può non essere digerito.
La sintomatologia è dose-dipendente: maggiore è la quantità di lattosio ingerita, più evidenti sono i sintomi, che possono includere meteorismo con flatulenza, dolori addominali, turbe dell’alvo con prevalente diarrea.
In presenza di accertata intolleranza al lattosio non è sempre necessario eliminare i prodotti che lo contengono; a volte è possibile individuare la quantità di lattosio che può essere tollerata senza scatenare sintomi.
L'intolleranza al lattosio può essere dovuta ad una deficienza primaria, condizione genetica piuttosto rara, in cui mutazioni sul gene della lattasi portano ad un deficit dell'enzima, oppure, caso più frequente, ad una deficienza secondaria che si sviluppa generalmente dopo l'età dello svezzamento per progressiva perdita di funzionalità dell'enzima, fisiologicamente generata dal progredire dell’età, o patologicamente indotta da malattiie infiammatorie intestinali.
Ereditarietà
Il deficit primario di lattasi viene trasmesso da genitori entrambi portatori sani del difetto genetico e si manifesta solo nei figli che abbiano ricevuto questa disfunzione sia dal padre che dalla madre (omozigoti).
Le probabilità per una coppia di portatori sani di avere un figlio ipolattasico è del 25% (un figlio su quattro).

